Archivio Autore Augusto Bastianello

Medicina del lavoro e diabete

Medicina del lavoro e diabetemedicina del lavoro e diabete: prognosi lavorativa ed interferenza tra ambiente e lavoro

In ambito di medicina del lavoro, il diabete è un tema molto dibattuto. Si tratta infatti di una patologia che solitamente non costituisce inidoneità ma che può presentare delle difficoltà per il medico competente.

La legislazione su diabete e medicina del lavoro è piuttosto esigua. Nello specifico, ad interessare i professionisti della medicina del lavoro è il diabete insulinotrattato. Le eventualità che possono costituire problemi di idoneità sono le seguenti:

  • rilevazione della patologia durante la Visita richiesta dall’azienda prima dell’assunzione di un dipendente (visita che deve essere effettuata dal Servizio Territoriale di Medicina del Lavoro);
  • rilevazione della patologia durante le visite periodiche effettuate dal Medico Competente all’interno del protocollo sanitario stilato sulla base del documento di valutazione del rischio;
  • rilevazione della patologia a seguito di una richiesta di accertamento fatta dal medico curante del lavoratore, dall’azienda o dal Servizio Territoriale di Medicina del Lavoro;
  • rilevazione della patologia a seguito di una visita richiesta dal lavoratore al medico del lavoro.

Da un punto di vista giuridico, la medicina del lavoro inquadra il diabete attraverso la legge 115 del 16 marzo 1987, in cui si specifica la necessità di “agevolare l’inserimento del diabetico nella scuola, nelle attività sportive e nel lavoro”.

In particolare, si stabilisce che risultano ammissibili tutti quei lavori che permettono uno svolgimento costante dell’attività professionale e che non comportano un pericolo per la vita propria e per quella di altre persone affidate al lavoratore diabetico, in conseguenza di una crisi ipoglicemica improvvisa.

Parlando di diabete e medicina del lavoro è difficile parlare di inidoneità del lavoratore. È difatti necessario tutelare gli interessi dell’azienda, che dovrebbe ottenere dal dipendente gli stessi standard di qualità e quantità del lavoro concordati al momento dell’assunzione; l’azienda, ed in particolare il datore di lavoro, è tuttavia tenuto a garantire la “integrità fisica” del dipendente, evitando di assegnargli mansioni nocive. La medicina del lavoro vede nel diabete una condizione fisica particolare che, in determinate condizioni, permettere al lavoratore di rifiutare lo svolgimento di mansioni che possano pregiudicare la sua salute.

La possibilità di rifiutare lo svolgimento di certe mansioni è tuttavia un diritto che il lavoratore deve esercitare con prudenza, anche in caso di un lavoratore affetto da diabete. Il datore di lavoro deve essere informato in modo esteso (per scritto e conservando prova della comunicazione) delle condizioni di salute ed il lavoratore deve certificare la propria condizione tramite una visita presso uno specialista di medicina del lavoro. Il diabete presenta inoltre alcune difficoltà di gestione: può infatti capitare che la dichiarazione del medico sia di idoneità solo parziale con prescrizioni particolari. Non è raro, in questi casi, che una prescrizione troppo generica non venga rispettata, con grave danno per la salute del dipendente.

FONTE: http://www.diabetescore.it/psicologia/diabete-e-il-lavoro.html

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Medici del lavoro e idoneità alla guida: rischi, conseguenze e costi degli incidenti stradali

Come si pone il medico del lavoro nei confronto dei rischi legati alla guida? In questo breve estratto cerchiamo di fare precisare i limiti esatti del lavoro del medico competente da un punto di vista normativo e statistico.

Cosa si intende per “incidente stradale”sorveglianza sanitaria e incidente stradale? Per il medico del lavoro come per gli altri, l’incidente stradale è “il fatto verificatosi nelle vie o piazze aperte alla circolazione nel quale risultano coinvolti veicoli (o animali) fermi o in movimento e dal quale siano derivate lesioni a persone”: si tratta della definizione esatta riportata dalla Convenzione di Vienna (1968), da cui sono poi derivate le varie normative nazionali successivamente adottate dai vari paesi.

In Italia, il medico del lavoro può distinguere tra due macro-categorie di incidenti: quello che si verifica in servizio, nel corso delle attività lavorative, e “l’incidente stradale in itinere“, ossia lungo il tragitto dall’abitazione al luogo di lavoro.

Nonostante i notevoli passi avanti compiuti in anni recenti in termini di sicurezza, i margini di miglioramento sono ancora ampi. Secondo dati del 2009, ogni giorno in Italia si verificano in media 600 incidenti stradali. La strada costituisce quindi un ambiente di lavoro dove il medico competente deve necessariamente intervenire con una valutazione dei rischi specifici e con un programma di formazione e prevenzione.

Parlando di prevenzione, il primo aspetto del lavoro del medico competente impegnato “su strada” deve essere la valutazione dell’idoneità alla guida del personale impiegato. Alla base dell’attività del medico del lavoro c’è quindi la verifica delle capacità di performance del conducente. In questi casi, il medico del lavoro non può limitarsi alla semplice tutela dell’integrità psico-fisica del lavoratore: quest’ultimo deve infatti essere in grado di rispettare gli standard di sicurezza anche in caso di mansioni complesse. In altre parole, il medico del lavoro è responsabile anche per le persone che il lavoratore addetto alla guida può mettere a rischio con comportamenti non sicuri.

Uno dei parametri che il medico del lavoro deve tenere necessariamente in considerazione è la capacità del conducente di reagire alle situazioni di pericolo, ovvero i suoi riflessi. In questo senso, il medico del lavoro può fare riferimento alla durata media proposta dalla Direzione Generale per la Motorizzazione, che si pone tra 0,9 e 1,4. Volendo fornire una regola sommaria a cui fare riferimento, potremo dire che il medico del lavoro può iniziare a definire come fonte di rischio ogni elemento che incida su questo intervallo: tutto ciò che altera la concentrazione del conducente contribuisce quindi ad aumentare la possibilità del verificarsi di una situazione di pericolo.

(A tal proposito fare riferimento a medicina del lavoro e i rischi dell’alcol)

Rispetto ad altri luoghi di lavoro, il medico competente deve sempre tenere presente che sulla strada la stragrande maggioranza gli incidenti sono dovuti al mancato rispetto delle regole.

Buona parte dell’attività del medico del lavoro impegnato su strada è quindi mantenere viva nei lavoratori la cultura per la sicurezza: ponendo attenzione al proprio stato psicofisico e promuovendo il pieno rispetto dei regolamenti stradali, il medico del lavoro può ridurre notevolmente il rischio di incidenti.

 

FONTE: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2012/12/MCJ_4_2011.pdf  (Umberto Candura,)

 

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Il medico competente del lavoro e i lavoratori cardiopatici: tra deontologia e normativa

Come si relaziona il medico del lavoro con i rischi derivanti dalle patologie cardiopatiche? Allo scopo di garantire la sicurezza sul posto di lavoro e, nel contempo, permettere alla persona interessata di svolgere il proprio lavoro, il medico deve certamente tenere presente le normative vigenti: ma è sufficiente?

Secondo la legislazione, gli obblighi del medico competente del lavoro consiste principalmente nella sorveglianza sanitaria, secondo un programma che il medico competente del lavoro deve programmare sulla base dei rischi specifici. Inoltre, il medico competente del lavoro deve attivare un programma di sorveglianza specifica per qualora sia previsto dalle direttive europee o dalla commissione consultiva.

Allo stesso modo, il medico competente del lavoro è ritenuto a valutare la presenza di criticità per lavoratori cardiopaticimedico del lavoro cuore nel caso che il lavoratore stesso ne faccia richiesta esplicita.

La sorveglianza sanitaria eseguita dal medico competente del lavoro si declina attraverso una serie di protocolli sanitari ben definiti che devono tener conto dei rischi specifici e, nel contempo, degli indirizzi scientifici più avanzati: secondo alcuni medici del lavoro, tale affermazione permette al medico competente del lavoro di eseguire accertamenti e prendere le necessarie contromisure solo a fronte di un rischi definito e specifico.

Si tratta tuttavia di un’interpretazione quantomeno ardita: la normativa si riferisce infatti alla prescrizione minima. Sta poi al medico competente del lavoro mettere a frutto le proprie competenze ed esperienze in ambito lavorativo, stabilendo, in definitiva, se la mansione assegnata al lavoratore cardiopatico sia in effetti compatibile con lo stato di salute dello stesso.

La sorveglianza sanitaria relativa ai lavoratori cardiopatici che viene richiesta al medico competente del lavoro si compone di varie fasi.

Anzitutto, una visita medica preventiva, in cui il medico competente del lavoro rileva la compatibilità del lavoratore con la mansione assegnata. A questa prima visita, il medico competente del lavoro deve far seguire visite di controllo periodiche mirate a monitorare la salute del lavoratore ed a rilevare eventuali rischi. In questi casi, è responsibilità legale e deontologica del medico competente del lavoro di segnalare la cosa al datore di lavoro.

I rischi legato a patologie cardiopatiche sono numerose e variegati, come dimostrato da vari studi: il medico competente del lavoro può fare riferimento a questi come anche ad un buon numero di sentenze illuminanti.

Ad esempio, nel 2008 il Tribunale di Foggia ha stabilito che una situazione di sotto-dimensionamento dell’organico all’interno di una Pubblica Amministrazione può essere riconosciuta come causa collaterale di un infarto del miocardio, con tutto quello che ne consegue.

Tra le cause che Il medico competente del lavoro può e deve considerare determinanti, ricordiamo:

  • stress ambientali (es. temperature fredde);
  • stress derivanti dal contatto con il pubblico;
  • stress derivante da sottodimensionamento
  • stress dovuto a mansione gravosa (es. spostamento di oggetti pesanti)
  • stress/affaticamento emotivo
  • stress da attività logorante continuata (es. autista)

Per maggiori informazioni invito alla lettura dei seguenti articoli:

 

FONTE: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2012/12/MCJ-2_2012.pdf (Dott. Alessandro Puccini)

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Il medico del lavoro Vs. i rischi dell’alcol: legislazione nazionale, legislazione regionale e linee di indirizzo

Il medico del lavoro e la legislazione in materia di abuso di alcolici: si tratta di un problema annoso che è stato affrontato in più occasioni. Ad oggi, tuttavia, il medico del lavoro non ha linee guida definite e chiare che gli permettano di distinguere tra i vari casi.

Com’è facile immaginare, in quelle attività lavorative in cui il rischio di infortuni risulta più elevato (per i lavoratori stessi o per terzi), la legge proibisce drasticamente l’assunzione e la somministrazione di bevande alcoliche o superalcoliche. In questi contesti, il medico competente sugli aspetti di medicina del lavoro e alcolmedicina del lavoro in azienda ha quindi anche l’incarico di eseguire controlli alcolimetrici direttamente negli ambienti di lavoro, ricoprendo quindi vere e proprie funzioni di vigilanza.

Per i lavoratori che presentano patologie correlate all’alcol, il medico del lavoro può ricorrere all’art. 124 del testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, alla contravvenzione del quale il medico del lavoro può far corrispondere una sanzione amministrativa.

In questo caso, tuttavia, il medico del lavoro si scontra con un inghippo legislativo. Da più di un decennio i medici del lavoro si trovano a dover far coesistere da un lato la verifica del rispetto del divieto di assunzione con la verifica di assenza di condizioni di dipendenza da alcol. Come spesso accade, la legislazione a cui i medici del lavoro dovrebbero fare riferimento risulta poco strutturata e “interpretabile” fin troppo facilmente. Il medico del lavoro deve quindi stare in costante equilibrio: da un lato, un mancato controllo potrebbe avere conseguenze nefaste sul buon corso dell’attività lavorativa, dall’altro un eccesso di rigore potrebbe compromettere allo stesso modo lo svolgersi delle attività.

A complicare lo scenario, il medico del lavoro operante in alcune Regioni deve tener conto dei documenti, da queste stilati, in cui le normative relative ai rischi dell’alcol in ambito lavorativo vengono, nuovamente, interpretate in modo non uniforme. Quei medici del lavoro che devono seguire più cantieri o attività sono quindi obbligati ad adattare le proprie rilevazioni ed, in definitiva, la propria professionalità ai singoli e diversi protocolli regionali.

Per facilitare l’attività del medico del lavoro nelle suddette zone è possibile tuttavia trovare dei punti in comune.

Tutte le legislazioni hanno infatti come obiettivo la verifica di di condizioni di alcol dipendenza. Le rilevazioni devono inoltre essere eseguite datore di lavoro e medico competente, i quali devono valutare il rischio a cui i lavoratori sono esposti in base alla documentazione relativa. Il datore di lavoro ed il medico devono inoltre organizzare e gestire il programma di formazione e informazione dei lavoratori nell’argomento in questione: per questo resta sempre valido il codice ICOCH, ossia l’esecuzione di test alcolimetrici tramite metodi non invasivi attraverso la determinazione dell’etanolo nell’aria espirata.

In occasione del 27° Congresso Nazionale di Roma, ANMA ha proposto una revisione delle normative attualmente in vigore: tale modifica prevede il medico del lavoro non più semplice esecutore dei testi alcolimetrici ma figura centrale nella rilevazione e risoluzione del problema. Il medico del lavoro dovrebbe quindi essere inserito in un network della prevenzione alcologica, trovando un ruolo ufficiale nel meccanismo di conferma diagnostica, trattamento e recupero.

 

FONTE: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2014/04/Interno_MCJ2-SD.pdf (Marco Saettone, Consigliere nazionale)

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Il medico del lavoro ed i rischi dell’asfaltatura: rischi, indagine e risultati

Per i medici del lavoro, le operazioni di asfaltatura costituiscono un ambiente critico sotto molti punti di vista. Vediamo nel dettaglio i rischi che il medico del lavoro deve affrontare.

Per le persone direttamente coinvolte, il lavoro di asfaltatura comporta numerose tipologie di rischio: dal rumore elevato ai carichi pesanti, dagli sbalzi di temperatura alle radiazioni solari, senza contare ovviamente gli effluvi nocivi derivanti dalla presenza di agenti chimici.

In questo senso, il medico del lavoromedico-del-lavoro-bitumi può avvalersi dei risultati rilevati dall’ULSS 12 Veneziana, che ha portato avanti un’attività di vigilanza in ambito di operazioni di asfaltatura. Tale rilevazione ha messo in evidenza svariate carenze in ambito di igiene e sicurezza che riguardano direttamente l’attività del medico del lavoro; in particolare, si è riscontrato uno utilizzo notevolmente limitato di Dispositivi di Protezione Individuali e misure di sicurezza collettive.

Quali sono, nello specifico, i rischi che il medico del lavoro affronta nelle operazioni di asfaltatura? Uno dei principali rischi che il medico del lavoro dovrebbe valutare è quello chimico. Gli addetti all’asfaltatura sono infatti esposti direttamente a Idrocarburi Policiclici Aromatici (IPA), sostanze che si trovano in fumi e vapori che esalano durante il riscaldamento del bitume, necessario alla sua applicazione. Il medico del lavoro deve quindi prevenire il rischio di tumore derivante dal contatto con i fumi da bitume.

 

Il medico del lavoro può trovare dati confermati in studi europei e americani, in cui vengono indicati limiti di esposizione entro cui è salutare esporsi ai fumi e le varie tipologie di inalazione.

Un altro fattore interessante per il lavoro del medico competente è l’aumento del rischio di cancro polmonare in lavoratori esposti a fumi di asfalto in associazione con il fumo di sigaretta. Gli studi epidemiologici hanno inoltre rilevato una possibile associazione con tumori di tipo cutaneo e vescicale.

Gli studi sopracitati riportano tra le altre malattie contro cui il medico del lavoro deve proteggere gli operatori la dermatite irritativa da contatto, dermatite allergica, dermatite follicolare acneiforme. L’elenco delle sostanze in cui sono contenuti (in varie forme e quantità) gli Idrocarburi Policiclici Aromatici sono catrame, bitume, oli minerali, eccetera.

Come sempre, il lavoro del medico competente si compone di una fase di verifica del rischio e di una fase in cui vengono prese adeguate contromisure di prevenzione. Anzitutto, il medico del lavoro deve curare la formazione degli addetti, illustrando nel dettaglio i rischi legati all’attività, le conseguenze e le precauzioni da adottare per lavorare sempre in sicurezza, con particolare attenzione alle misure igieniche elementari (lavaggio frequente delle mani, doccia dopo il lavoro e pulizia degli indumenti) e scoraggiando quanto possibile il consumo di tabacco.

I medici del lavoro devono inoltre assistere i lavoratori sulla scelta dei Dispositivi di Protezioni, in particolare quelli per mani e avambracci, che sono le zone più esposte al contatto con i bitumi.

L’attenzione del medico del lavoro deve quindi rivolgersi al cantiere, che deve essere provvisto di attrezzature certificate per il lavaggio delle mani e di tutto il corpo. A questi accorgimenti, il medico del lavoro deve ovviamente abbinare una vigilanza costante.

 

FONTE: http://www.anma.it/wp-content/uploads/2014/04/interno-mcj-3_2014.pdf (Maria Nicoletta Ballarin, Giorgio Carradori, Cipriano Bortolato, Sergio Bontempi, Giancarlo Magarotto, Maria Gregio.

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Attività outdoor

Il medico competente e l’attività outdoor: definizioni e terminologia

Come cambia il lavoro del medico competente all’aperto? L’attività outdoor nelle aziende presenta caratteristiche molto diverse dall’attività indoor, con rischi e criticità peculiari che il medico del lavoro deve tenere in considerazione.

L’impostazione odierna del mercato e dell’organizzazione del lavoro ha portato ad un assottigliarsi delle differenze tra le normative dei vari settori di lavoro, tal fattore ha portato a sua volta ad un approccio più generalista del medico del lavoro alle attività all’aperto, anche qualora queste presentino tra di loro differenze sostanziali.

Anzitutto, cosa si intende per lavorazioni outdoor? Per quanto concerne il medico del lavoro, si intendono tutte quelle attività eseguite per lo più in ambienti aperti, non protetti o relativamente protetti dagli agenti atmosferici e radiazione solare. Ad esempio, il medico del lavoro è presente nella maggior parte di attività collegate ai settori dell’edilizia, della pesca, delle lavorazioni agricolo-forestali.
Può il medico del lavoro valutare la criticità dei rischi del lavoro all’aperto? È importante notare un problema di definizione: il medico del lavoro si trova infatti a rapportarsi con strumenti di valutazione del rischio e di sorveglianza sanitaria che ad oggi restano privi di un riferimento normativo specifico.
Elementi quali agenti atmosferici o radiazioni ottiche naturali non sono ancora state inserite tra i rischi codificati.
Il medico del lavoro deve ricercare l’attuale regolamentazione in merito nel Titolo VIII del D.Lgs. (Agenti Definizioni Le lavorazioni outdoor: orientamenti pratici per il Medico del Lavoro Umberto Candura, Vice Presidente ANMA CONTRIBUTI E ARTICOLI ORIGINALI Premessa Aspetti normativi 5 Fisici), in cui vengono elencati i rischi codificati in ambito di lavoro outdoor: vibrazioni, campi elettromagnitici, radiazioni ottiche artificiali, rumore, microclima, atmosfere iperbariche.

Come si può vedere, agenti atmosferici e radiazioni ottiche naturali non sono contemplate, sebbene sia certificato che l’esposizione continuata alla radiazione solare comporti effetti nocivi per l’uomo.
Come accade già in altre situazioni, il medico del lavoro si trova quindi a doversi destreggiare tra le indicazioni fornite di una legislazione spesso non aggiornata e incompleta.
Cosa può fare il medico del lavoro per prevenire le criticità legate al lavoro all’aperto? Il primo passo èl’informazione: le figure professionali sopra elencate devono potersi rivolgere al medico del lavoro, il quale ha il dovere di formarle circa i rischi ed i comportamenti da adottare.

In questo caso, le informazioni fornite dal medico del lavoro possono spaziare dal corretto uso dei DPI alla possibilità di interazione con i farmici, dal controllo dello stato della pelle agli effetti cumulativi delle esposizioni extralavorative.
Allo stesso modo, al medico del lavoro spetta il compito di verificare l’ausilio di comportamenti che, sebbene dettati normalmente dal buon senso, spesso non vengono adottati: il medico del lavoro si troverà quindi a dover ricordare di non stare al sole durante le ore più calde del giorno in estate e primavera, di indossare occhiali da sole avvolgenti e cappelli a tesa larga, di fare uso di creme protettive.

FONTE: Umberto Candura (http://www.anma.it/wp-content/uploads/2015/06/interno-mcj-1_2015-2.pdf)

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Medico del Lavoro e Formazione

Il ruolo del medico del lavoro nella formazione al pronto soccorso aziendale

Qual è il ruolo del medico del lavoro nella formazione al pronto soccorso aziendale?

Qual è il grado di efficacia di quest’ultima?

Quali competenze apprendono coloro che frequentano i corsi di formazione gestiti dal medico del lavoro?
In questo articolo vengono analizzate le peculiarità della formazione al pronto soccorso aziendale in Italia, in particolare vista con gli occhi di un medico del lavoro esperto.
Come sanno bene i medici del lavoro, anche una preparazione minima può infatti costituire la differenza tra una reazione all’emergenza caotica e confusa ed una reazione composta e ordinata.

Nella fase di formazione al primo soccorso, il medico del lavoro deve attenersi con scrupolo al programma previsto nel DM 388/03.

Tale programma, tuttavia, viene raramente preso in considerazionenella sua interezza.
Il DM 388/03 prevede che il medico del lavoro incaricato della formazione si concentri praticamente in modo esclusivo sulla parte di rianimazione cardiopolmonare.
Una parte di formazione che il medico del lavoro dovrebbe sempre trattare è quella di defibrillazione e sull’uso dei DAE (Defibrillatore Autonomo Esterno): tale pratica è rimasta fino a poco fa una competenza esclusiva di pochi eletti, e solo oggi alcuni medici del lavoro trattano seriamente questo argomento, “aprendolo” anche ai non addetti ai lavori.
Un altro argomento fondamentale che troppo spesso viene trascurato dal medico del lavoro è la formazione al primo soccorso per interventi di disostruzione delle vie respiratorie. Nonostante se ne parli poco, il rischio di disostruzione è una delle emergenze con cui il medico del lavoro si trova a confrontarsi più spesso, in particolare quel medico del lavoro che lavora in certi settori (es. scuole).

Il primo soccorso mirato alla disostruzione, in particolare all’apprendimento delle manovre di Heimlich, è inserito nel corso tradizionale di 12 ore e solo raramente viene trattato con dovizia di particolari dal medico del lavoro.

Tuttavia, i dati indicano che, in un campione medio di 4800 frequentanti del corso, ben il 2,5% ha dovuto eseguire una manovra di disostruzione, mentre solo due tra loro si sono trovati di fronte ad un arresto cardiaco.

Ne deriva che, per il medico del lavoro, la formazione alla disostruzione delle vie respiratorie costituisce una scelta da considerare.
Anche qualora il medico del lavoro abbia deciso di soffermarsi sulle tecniche di disostruzione, i margini di miglioramento sono ampi. Ad esempio, la manovra in questione è stata provata solo ed esclusivamente su persone in condizioni fisiche “normali”: non sono state analizzate le manovre di disostruzione su donne gravide, su soggetti obesi, su soggetti disabili (es. busto, sedia a rotelle).

In questi casi, il medico del lavoro ha mancato di considerare le caratteristiche dell’utenza, mantenendo un approccio generalista.
In conclusione: il ruolo del medico del lavoro nella formazione al primo soccorso aziendale può e devetenere conto delle necessità specifiche dell’ambiente di riferimento, migliorando e ottimizzando l’intento formativo.

Affinché ciò avvenga sono necessari corsi di aggiornamento teorici e pratici più frequenti per i fruitori finali, come anche corsi di formazione per i medici del lavoro stessi, mirati al miglioramento delle
tecniche di comunicazione.

FONTE: Paolo Losa (http://www.anma.it/wp-content/uploads/2015/06/interno-mcj-1_2015-2.pdf)

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Il medico del lavoro e la valutazione del rischio da stress lavoro correlato

Il ​ medico del lavoro ​ e il rischio dello stress: panoramica e aggiornamento su uno dei temi più attuali del settore sanitario.

È possibile per il ​ medico del lavoro ​ valutare lo stress che si subisce sul luogo di lavoro?
Quali rischi per la sicurezza comporta un ambiente lavorativo ad alto livello di stress?
Quali sono le regole e gli step che il ​ medico del lavoro ​ deve seguire?

A questa e altre domande ha cercato di trovare risposta la Commissione Consultiva Permanente per la Salute e Sicurezza, che in data 17/10/2010 ha tracciato il percorso metodologico di riferimento per il ​ medico del lavoro.

La Commissione, nello specifico, ha deciso per la creazione di un gruppo di valutazione all’interno del luogo di lavoro in cui confluiscano, oltre al ​ medico del lavoro​ , tutte quelle figure direttamente collegate al mantenimento della sicurezza ed alla prevenzione dei rischi.

Si è stabilito che tale gruppo sia costituito come segue: un responsabile di Prevenzione e Protezione, un ​ medico del lavoro ​ certificato e autorizzato, un rappresentante dei lavoratori ed eventuali professionisti esterni. Responsabile e coordinatore del gruppo sarà il datore di lavoro.

Il ​ medico del lavoro ​ e le altre figure professionali hanno l’obbligo di interagire e lavorare fianco a fianco, mettendo a disposizione le proprie competenze ed esperienza con l’obiettivo di avvicinarsi al tema dello stress sul luogo di lavoro, eviscerando l’argomento in ogni suo sfumatura.

Una volta stabiliti gli altri membri del gruppo, il ​ medico del lavoro ​ procede con questi alla valutazione vera e propria, che deve proseguire in modo minuzioso e sistematico a toccare ogni aspetto dell’attività lavorativa, coordinando le impressioni e le considerazioni di ogni figura coinvolta. Spetta al ​ medico del lavoro ​ il ruolo di “timoniere”: è quindi il ​ medico del lavoro ​ a dover mantenere un saldo collegamento con la realtà dei fatti e le caratteristiche specifiche del settore analizzato, pur senza dimenticare il contesto organizzativo e sociale di riferimento.

Il ​ medico del lavoro ​ dovrà quindi farsi carico del ruolo di facilitatore e dialogatore tra le varie parti.

Inserito in un gruppo il più possibile eterogeneo per esperienze e competenze, il ​ medico del lavoro ​ ha inoltre la possibilità di portare avanti un’analisi di eventi e/o situazioni rivelatori all’interno del meccanismo aziendale, operando sempre con un visione sistemica.

Tuttavia, un ​ medico del lavoro ​ si trova in queste condizioni solo alla presenza di una dirigenza aziendale predisposta al dialogo interno e attenta alle esigenza dello stesso medico. Il lavoro ​ del gruppo (o talvolta dello sfortunato “singolo” incaricato di sobbarcarsi l’intero impegno) può infatti venir vanificato da scarsa attenzione alle indicazioni dello stesso medico del lavoro ​ o da una mancato impegno collettivo dei vari partecipanti: in questi casi, il ​ medico del lavoro ​ si può trovare a dover gestire un documento di Valutazione del Rischio da Stress Lavoro Correlato superficiale, generico ed in generale privo del minimo approfondimento ​ medico. Un lavoro ​ di tale livello, com’è facile immaginare, verrà facilmente rilevato dagli organi di controllo predisposti alla supervisione.

 

Fonte: Stress lavoro correlato e gli attori della Sicurezza.
L’importanza del Gruppo di Lavoro nel Processo di Valutazione del Rischio da Stress Lavoro correlato

di Massimo dott. Servadio

http://www.anma.it/wp-content/uploads/2014/04/interno-mcj-4_2014.pdf

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Consigli di un medico del lavoro sui traumi acustici

Traumi acustici sul luogo di ​ lavoro: il medico ​ specializzato e la prevenzione di danni all’udito dovuti all’esposizione a rumori molto forti.

Sordità professionale, o come viene descritta dai ​ medici del lavoro​ , ipoacusia. I disturbi dell’udito hanno origini antiche: con l’invenzione del cannone, cominciarono a manifestarsi i primi casi.

In breve ci si accorse che l’esposizione prolungata a suoni intendi poteva causare danni a lungo termine. I problemi non fecero che aggravarsi con la rivoluzione industriale, anche alla luce del fatto che per decenni gli operai non furono tutelati dalla figura del ​ medico del lavoro​ .

I primi studi approfonditi sui traumi acustici in ambito lavorativo, ancora oggi oggetto di studio dai ​ medici del lavoro​ , risalgono agli anni Settanta: in particolare, lo studio di Baughn analizzò oltre seimila audiogrammi, tracciando le basi di quella che sarebbe diventata la valutazione del rischio professionale. Lo studio di Johnson e Harris, di pochi anni successivo, ha dimostrato come il 36% della popolazione lavorativa esposta a un rumore di 95 decibel presentasse una perdita uditiva di oltre 25 decibel alle frequenze critiche per la voce parlata (500, 1000, 2000 Hz) dopo almeno due decenni di esposizione.

Il compito del ​ medico del lavoro ​ prevede anzitutto la valutazione del rischio nei luoghi di lavoro. Il medico ​ deve quindi valutare le condizioni dell’ambiente rilevando le eventuali fonti di rumore e fornendo sistemi di prevenzione sicuri e concreti.

Nel particolare, il ​ medico del lavoro ​ definisce come “rischio” la possibilità di raggiungimento del livello potenziale di danno derivato da elementi nell’ambiente lavorativo.

La valutazione di rischio acustico da parte del ​ medico del lavoro ​ deve necessariamente tenere presente strumenti quali l’audiometria tonale, ossia la misurazione della capacità uditiva mediante toni puri.

L’esame audiometrico eseguito dal ​ medico del lavoro ​ ha come obiettivo la rilevazione della soglia uditiva del paziente: il ​ medico del lavoro ​ riesce così a capire quale sia l’intensità sonora minima che, ad una determinata frequenza di suono, possa suscitare in una sensazione uditiva. Una volta stabilita la soglia di stimolo, il ​ medico del lavoro ​ può procedere ad una valutazione precisa e scientifica dei fattori di rischio.

Da un punto di vista legislativo, il ​ medico del lavoro ​ deve inoltre saper distinguere tra i concetti di “rischio” e “pericolo”: nel primo caso si parla infatti di una possibilità che l’evento si verifichi, nel secondo caso si parla invece di certezza.

Il ​ medico del lavoro ​ deve inoltre tener conto delle linee guida ISPESL (Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro) secondo cui il rumore in ambito lavorativo non è solo causa di trauma acustico, ma va inquadrato come un agente fisico che può causare un aumento concreto degli altri rischi presenti sul luogo di lavoro, ad esempio rendendo più difficile sentire gli eventuali segnali d’allarme.
Ovviamente, l’attività di prevenzione eseguito dal ​ medico del lavoro ​ protegge il soggetto anche dagli effetti nella vita quotidiana.

Compito del ​ medico del lavoro ​ è quindi prevenire i traumi acustici e le cause di ipoacusia, rilevando i rischi all’interno dell’ambiente lavorativo, facendo uso degli strumenti e dei criteri di valutazione ben definiti.

 

Fonte: Ipoacusia professionale: il contributo dello specialista otorinolaringoiatra.
Spunti teorici e operativi

di Vittorio dott. Emiliani

http://www.anma.it/wp-content/uploads/2013/02/Interno-4-2013.pdf

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Corso di rianimazione cardio-polmonare

Con grande soddisfazione il dott. Augusto Bastianello annuncia la ricezione della certificazione di Istruttore di BLS-D in data 12/07/2014.
Il dott. Bastianello può quindi insegnare su tutto il territorio nazionale le manovre di rianimazione cardio-polmonare associata all'uso del defibrillatore.
E' possibile contattare Il dott. Bastianello per lo svolgimento di corsi di primo soccorso e specialistici al numero 3331313382 o tramite il nostro modulo contatti.

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Dal 1987 il Dottor AUGUSTO BASTIANELLO opera a Pordenone e Milano come medico per la prevenzione delle malattie correlate al lavoro.

La sorveglianza sanitaria (visite m...

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